APPROFONDIMENTI
Il
cloro è un elemento che, nei suoi composti può
assumere diversi numeri di ossidazione: -1, +1, +3, +5 e +7;
il cloro elementare ovviamente possiede numero di ossidazione
pari a 0. Essendo fortemente elettronegativo, in natura è
presente prevalentemente nello stato di ossidazione minimo,
cioè come ione cloruro (Cl-).
Quando si parla di cloro attivo ci si riferisce, invece, alle
sue forme potenzialmente ossidanti, cioè al cloro elementare
ed a tutti quei composti o ioni in cui il cloro si trova in
uno stato di ossidazione superiore a -1: ad es. Cl2, HClO (acido
ipocloroso), ClO- (ione ipoclorito), che costituiscono il cloro
attivo libero, e le clorammine (1), che costituiscono il cloro
attivo combinato.
(1) Le clooammine sono composti con cloro a n° di ossidazione
+1 che si formano per reazione tra l' ammoniaca e il cloro secondo
reazioni del tipo:
NH3 + Cl2 ——> HCl
+ NH2Cl (clorammina)
NH2CI + Cl2 ——> HCl + NHCl2 (diclorammina).
Siccome liberano lentamente cloro, a volte sono utilizzate per
la potabilizzazione delle acque.
Per
alcalinità di una soluzione si intende la sua capacità
di reagire con gli ioni idrogeno, cioè di neutralizzare
gli acidi (per acidità pertanto si intenderà la
capacità di reagire con le basi e quindi di neutralizzare
le basi).
L'alcalinità e l'acidità sono dunque una misura
del potere tamponante dell' acqua nei confronti rispettivamente
degli acidi e delle basi.
La definizione fornita sopra si riferisce a quella che viene
chiamata alcalinità «stechiometrica».
Si definisce, invece, alcalinità «attuale»
la concentrazione degli ioni OH"; questa si può
calcolare misurando il pH e tenendo conto del valore del prodotto
ionico dell' acqua alla temperatura alla quale il pH è
stato determinato. (1)
L'alcalinità stechiometrica (quella che si determina
mediante il kit) viene convenzionalmente espressa in mg/1 di
carbonato di calcio o in gradi francesi. Nelle acque naturali
essa è dovuta fondamentalmente agli ioni carbonato, CO3
2-, e bicarbonato, HCO3- , e, se il pH è sufficientemente
elevato, agli ioni ossidrile. Possono però reagire con
gli ioni H+, e quindi contribuire ad aumentare 1' alcalinità,
gli anioni di parecchi acidi deboli (ad esempio gli ioni solfuro,
bisolfuro, fosfato e borato) e l' ammoniaca.
L' acido debole che più comunemente si trova disciolto
in acqua è comunque l'acido carbonico, H2CO3; esso si
forma quando l' anidride carbonica, atmosferica o proveniente
dal sottosuolo oppure proveniente dalla decomposizione aerobica
delle sostanze organiche, si discioglie in acqua:
1) CO2 (gas) <> CO2 (aq)
: 1' equilibrio è tanto più spostato verso destra
quanto maggiore è la pressione parziale dell' anidride
carbonica nella fase gassosa;
2)
CO2(aq) + H2O <> H2CO3
(aq)
3)
H2CO3 (aq) <> H+ + HCO3-
4)
HCO3- <> H+ + CO3 2-
gli equilibri 3) e 4) tendono a spostarsi a destra al diminuire
della concentrazione degli ioni idrogeno e quindi la concentrazione
di ioni bicarbonato e carbonato, a parità di tutte le
altre condizioni, cresce all' aumentare del pH. Un acqua naturale
può avere pH basico nel caso in cui in essa si siano
disciolti sali che danno idrolisi basica, ad esempio bicarbonato
di calcio oppure bicarbonato di sodio, oppure sostanze basiche
come l’ammoniaca.
Nelle acque naturali l' alcalinità ha una notevole importanza
perché svolge una funzione di tampone nei confronti delle
variazioni di pH provocate da scarichi non controllati di soluzioni
acide o basiche (al proposito si tenga presente che lo ione
bicarbonato, oltre a reagire con gli acidi, può reagire
anche con le basi secondo reazioni del tipo HCO3- + OH- <>
CO3 2- + H2O) o dall' attività fotosintetica (questa,
comportando consumo di anidride carbonica, favorisce aumenti
del pH).
La NTAC (National Technical Advisory Committee) stabilisce un
valore minimo di 20 mg/1 di carbonato di calcio per la vita
dei pesci e valori superiori a 25 mg/1 per una buona produttività.
L' alcalinità determinata da carbonati e bicarbonati
non è pericolosa per la salute umana e quindi la legislazione
italiana sulle acque potabili non fissa un particolare valore
guida ed un valore massimo ammissibile per questo parametro.
Un' acqua con alcalinità troppo elevata può però
provocare variazioni del pH del liquido lacrimale con conseguenti
irritazioni, specie se il contatto è prolungato, come
avviene ad esempio in piscina.
Al crescere dell' alcalinità di norma diminuisce la aggressività
di un' acqua cioè la sua capacità di produrre
fenomeni corrosivi; 1' aggressività, nel caso delle acque
naturali, dipende fondamentalmente dalla concentrazione dell'
anidride carbonica libera (2) :questa infatti reagisce con lo
strato di carbonato di calcio protettivo, che si forma normalmente
sulle tubazioni, trasformandolo in bicarbonato di calcio molto
più solubile, e porta allo scoperto il metallo che a
sua volta può essere aggredito dall' acido carbonico
e dall' ossigeno disciolto con formazione di ruggine.
Per quel che concerne le acque ad usi agricoli, gli ioni ossidrile
presenti in caso di forte alcalinità possono causare
la precipitazione del ferro sotto forma di idrossido determinando
il fenomeno della clorosi nelle piante. Perché non si
manifestino questi effetti è necessario che 1' alcalinità
sia inferiore a 600 mg/1
Determinazione dell’alcalinità
Principio.
L' alcalinità «stechiometrica» viene determinata
mediante titolazione acido-base utilizzando come titolante una
soluzione di un acido forte a concentrazione nota (ad es. HC1
0,1 oppure 0,05 M, nel nostro caso H2SO4) fino al viraggio di
un adatto indicatore.
Come indicatori sono molto usati la fenolftaleina ed il metilarancio
per cui si parla di "alcalinità alla fenolftaleina"
ed "alcalinità al metilarancio" detta anche
"alcalinità totale".
Per la determinazione della alcalinità totale, in alternativa
al metilarancio, si può utilizzare un indicatore misto
(soluzione alcolica di rosso di metile e verde di bromo-cresolo);
solitamente si preferisce l'indicatore misto quando si analizzano
dei campioni di acqua colorata oppure si lavora in luce artificiale,
perché in tali condizioni è difficile cogliere
il punto finale della titolazione con metilarancio.
Procedimento.
Alcalinità totale (o al metilarancio): in un volume V
di campione da analizzare si introducono alcune gocce di metilarancio
oppure, come nel caso del nostro kit, di indicatore misto, poi
si titola.
Alcalinità alla fenolftaleina: in un volume V di campione
da analizzare si introducono alcune gocce di soluzione di fenolftaleina;
se il campione assume una colorazione rosa-violetto si aggiunge
titolante fino a decolorazione (la fenolftaleina è infatti
incolore a pH < 8).
È possibile determinare 1' alcalinità alla fenolftaleina
e quella totale con un' unica titolazione condotta in due fasi:
1) si aggiunge la fenolftaleina e si titola fino a decolorazione;
a questo punto
2) si aggiunge l'indicatore misto (o il metilarancio) e si prosegue
con la titolazione senza ricaricare la buretta o, nel nostro
caso, la siringa titolatrice.
Il volume di titolante utilizzato nella prima fase è
proporzionale alla alcalinità alla fenolftaleina; il
volume complessivamente utilizzato nelle due fasi è proporzionale
alla alcalinità totale.
Se il pH dell' acqua analizzata è relativamente alto
( 8,5- 9 ) l'alcalinità è dovuta principalmente
agli ioni ossidrile ed agli ioni carbonato; se il pH è
debolmente basico oppure acido 1' alcalinità alla fenolftaleina
è nulla e 1' alcalinità totale è dovuta
fondamentalmente allo ione bicarbonato.
Calcoli.
Utilizzando il kit non è necessario effettuare dei calcoli
per aver il valore di alcalinità in °F: ad ogni tacca
della siringa titolatrice corrisponde 1°F. Se moltipllchiamo
per 10 abbiamo un valore espresso in ppm (3) di CaCO3 cioè
in mg/1 di carbonato di calcio.
Esaminando il problema da un punto di vista più generale,
per individuare che relazione esiste tra il volume di titolante
ed il valore di alcalinità in mg/1 di carbonato di calcio
(o in gradi francesi), è conveniente evidenziare le relazioni
stechiometriche tra gli ioni H"1', il vero reagente titolante,
gli ioni carbonato ed il carbonato di calcio:
a)
CaCO3 ——> Ca2+
+ CO32-
1 mol 1 mol
b)
2H+ + CO32- ——>
H2CO3
2 mol 1 mol
Dalla reazione a) si deduce che il rapporto stechiometrico,
in moli, tra carbonato di calcio e ioni carbonato è del
tipo 1:1; in altri termini, 1 mol di carbonato di calcio (100
g) corrisponde stechiometricamente a 1 mol di ioni carbonato.
Dalla reazione b) si deduce che il rapporto stechiometrico,
in moli, tra ioni idrogeno e ioni carbonato è del tipo
2:1; in altri termini, 2 mol di ioni H+ corrispondono stechiometricamente
a 1 mol di ioni carbonato e quindi a 1 mol, cioè 100
g, di carbonato di calcio.
(1) Con un pHmetro si misura il pH: essendo pH=-log[H+], e quindi
[H+]=10-pH, ed inoltre [H+] • [OH-] = kw deduciamo che
l'alcalinità attuale corrisponde a
(2) Per anidride carbonica libera si intende quella parte di
anidride carbonica presente in soluzione sotto forma di CO^
e di 1-12003 indissociato; con i termini anidride carbonica
"semicombinata" e "combinata" si indicano
rispettivamente le quantità di anidride carbonica disciolta
presenti in soluzione come ioni HCO3-
(3) ppm significa parte per milione. 10 ppm =10 grammi di carbonato
di calcio in 10 g di acqua oppure 10 mg in 10 mg cioè
1 kg di acqua: se la densità del campione non è
troppo diversa da 1,1 kg occupa un volume di 11 e quindi 10
ppm =10 mg/kg =10 mg/l.
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